DIVIDE ET IMPERA di Stefano Davidson

21.02.2013 17:51

                                                      

 

DIVIDE ET IMPERA

di Stefano Davidson

INIZIAMO COL DIRE CHE CON L'ARTICOLO CHE SEGUE E LE NOTE ALLEGATE SCOPRIRETE A VOSTRE SPESE PERCHE' QUESTO MIO SPAZIO E' STATO INTITOLATO: "IL LUNGO". BENE, CHIARITO CIO' COMINCIAMO PURE:

CONSIDERATO CHE TRA MENO DI QUATTRO GIORNI SAREMO CIASCUNO DAVANTI A UNA SCHEDA CON UNA MATITA IN MANO. SPERANDO CHE QUESTA VOLTA SI POSSA ESSERCI DAVVERO TUTTI PER DECIDERE UNA VOLTA PER TUTTE LE SORTI DEL NOSTRO PARLAMENTO ATTUALE, CREDO CHE POSSA ESSERE UTILE TENER CONTO DI QUANTO SEGUE:

Sono sempre più convinto che per provare a sconfiggere Mario Monti e il suo Governo, Berlusconi, Bersani e tutta la compagnia che allegramente ci ha preso per i fondelli almeno negli ultimi 20 anni. Per liberarci di questi Caronte inviatici dalle potenti Lobbies economico-finanziarie internazionali per portarci dritti all’inferno sia necessario un immediato, radicale mutamento nel nostro modo di pensare alla politica e a noi stessi. Viviamo ormai da più di 60 anni in un Paese governato da partiti politici, ed ognuno di essi ha il suo simbolo, la sua ideologia, la sua verità assoluta. Alcuni sono nati da poco, altri sono morti, altri sopravvivono non si sa come, altri sono mutati, ma fatto sta che il nostro governo è sempre stato formato da rappresentanti di partiti politici (so perfettamente che in quasi ogni altra parte del mondo il sistema è analogo, ma non mi interessa parlare di quasi qualsiasi altra parte del mondo stasera, voglio parlare esclusivamente del MIO e del VOSTRO Paese).

A cosa ha portato il susseguirsi dal 1946 ad oggi di 63 (sessantatre, quasi uno all’anno) Governi? Alla situazione attuale. Non ci piove.

Quanto detto nei miei articoli di qualche mese fa sulla distribuzione del potere e della ricchezza globale sul pianeta (leggi nota 1 & 2 ) è cosa di mesi fa o è facilmente appurabile che sia un sistema che vige probabilmente da sempre?

Non è forse vero che da sempre c’è stato chi gestiva il potere e la ricchezza da una parte e il cosiddetto popolo dall’altra?

Come pensate che fossero organizzate le società Mesopotamiche, o quella Egizia, quella Greca, quella Romana, per arrivare al periodo feudale e così via fino ad arrivare ai giorni nostri?

Sempre come ora! Certo, con qualche differenza di impostazione, ma il fulcro è sempre rimasto lo stesso: tanto potere e tanta ricchezza in mano a pochi, che da sempre si sono relazionati tra loro per non perdere tale privilegio. Non è detto che suddertti pochi andassero sempre d’amore e d’accordo, quindi talvolta qualcuno più ingordo nel corso dei secoli si è divorato qualcun’altro; fatto sta che comunque l’organizzazione attuale è quella esposta negli articoli sopracitati.

E considerando ciò, secondo voi, dal ’46 in avanti, i partiti cosa facevano?

Facevano finta di governare. Ça va sans dire! Sottolineerebbe con enfasi monsieur Jacques de La Palice, più noto come Lapalisse

Già perché chi da sempre ha stabilito le linee guida da tenere e in che modo tenerle sono stati loro, quelli che da questo momento in avanti chiamerò “gli dei”. (Ripeto, questo discorso vale per qualunque angolo del pianeta dove regni una cosiddetta democrazia, ma a NOI stasera interessa quella italiana).

“Gli dei” dunque, hanno da sempre sotto controllo quanto accade in una nazione, per cui se si accorgono che il popolo, gli elettori, con buona probabilità saranno orientati verso Tizio e il suo partito, altro non devono fare che agevolare l’ascesa al potere di Tizio che così una volta eletto sarà grato agli “dei” e terrà conto delle loro richieste fatte pre e dopo elezioni. La volta che il popolo invece parrà preferire Caio ecco che succederà la stessa cosa a prescindere dal fatto che Caio professi un ideologia in antitesi con quella di Tizio. Agli “dei” le ideologie non interessano, anzi le suggeriscono, le “sponsorizzano”. Le ideologie altro non sono (come ho avuto modo di dire più di una volta) che quello con cui si farciscono le menti di chi non è in grado di produrre pensieri propri. Sono quello che predispone l’individuo a pensare con la testa di un altro. Se poi l’ideologia la vesti con un simbolo e un bel nome ecco che troverai subito un esercito di pecore disposte a seguirla a prescindere da tutto. Aggiungi come ciliegina il fatto che di volta in volta queste ideologie, dotate di simbolo e di nome… (vogliamo chiamarle partiti?) vengano foraggiate dagli “dei” e possano così aver di che comprarsi consensi e clientela et voillà il gioco è fatto.

A dimostrazione di ciò che sto dicendo è lampante il fatto che in Italia nonostante il cambio di Governi, di situazioni politiche, di alleanze, tutto è sempre come prima: il potere è in mano sempre agli stessi o agli amici degli stessi o a quelli che gli stessi hanno generato.

Com’è possibile che in Parlamento ci sia gente come Giorgio La Malfa che occupa il ruolo di onorevole da 1972. O come Mario Tassone che è deputato da 34 anni. O Francesco Colucci con 33 anni di presenza in Parlamento, o Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini che vi siedono da 29 anni?

E al Senato? Beppe Pisanu con 38 anni da parlamentare. Altero Matteoli e Filippo Berselli 28, Anna Finocchiaro con 25 anni, Massimo D’Alema 23 anni, Emma Bonino 21 anni, Franco Marini 20 anni. Sempre 20 anni per Umberto Bossi, Maurizio Gasparri, Roberto Calderoli e Roberto Castelli.
Per come hanno ridotto l’Italia bisognerebbe che gli anni di presenza all’interno del Parlamento venissero convertiti immediatamente in anni di galera, ma comunque andiamo avanti.

Allora, qui si torna al discorso di prima, i Governi e le opposizioni non hanno fatto altro che il gioco che “gli dei” volevano che facessero e NOI, elettori, popolo, massa di imbecilli, sono decenni che lo prendiamo in quel posto. Ci lamentiamo certo, ma non siamo stati capaci di cambiare nulla.

Ora che Mario Monti dimonio dagli occhiali di bragia noi accennando, tutti ci raccoglie e batte col remo qualunque s’adagia, ecco che si leva un mesto mormorio di lamentazione popolare.

Nooo, non un indignazione generale, un insurrezione, una rivoluzione, non sia mai!

Qualcuno comincia a rendersi conto che forse le cose non vanno un granché bene e se ne lamenta ma senza muovere un dito. Qualcun’altro invece non ha nemmeno ancora l’idea di quel che sta succedendo e prende quel che gli passa il convento perché tanto è assuefatto da anni si sonore sodomizzazioni governative. Altri, pochi, un po’ di “popolo della rete” si è messa di buzzo buono a far casino ma, di concreto, non si è ancora visto nulla salvo qualche timidissima manifestazioncina. Pochi altri ancora (qualche centinaio) hanno invece per fortuna agito e, prendendosi le proprie responsabilità, sono andati in Procura o dai Carabinieri ed hanno denunciato l’attuale Governo, il Presidente della Repubblica e quanti siano stati complici nella realizzazione di questo golpe subito dal nostro Paese. Tutto questo mettendoci la faccia, il nome e il cognome. Cosa quest’ultima che andrebbe fatta da tutti i cittadini sani di mente e con un minimo di coscienza civile, andrebbe fatto da tutti i giovani a cui viene negato il futuro, insomma andrebbe fatto. Punto.

Ma il mio parlare di ciò, al solito, come direbbe il replicante classe Nexus 6 Roy Batty, “andrà perduto come lacrime nella pioggia”

Ora arriviamo però al dunque: perché esistono i partiti e perché esistono le ideologie?

La domanda potrebbe secondo qualcuno meritare un intero trattato di scienze politiche, io mi limiterò a darvi la mia sensazione in poche righe.

DIVIDE ET ÌMPERA (DIVIDI E COMANDA) motto di Filippo il Macedone, attribuito erroneamente soprattutto dai nostalgici dell’Impero Romano a Giulio Cesare, ma anche utilizzato in tempi più recenti da Luigi XI di Francia usava dire “diviser pour régner” fino alla fine del suo regno nel 1483. Il 21 gennaio 1793, 310 anni dopo, però il suo successore Luigi XVI veniva allegramente ghigliottinato dal popolo che in tutti quegli anni era stato DIVISO E COMANDATO e che alla fine si era definitivamente rotto i coglioni.

Tornando ai tempi dei romani comunque il “divide et impera” era il modo classico di governare il territorio italiano e di evitare rivolte da parte delle popolazioni italiche.

Oggi nel 2012 è esattamente la stessa cosa. (Dividi la gente in tanti partiti, dagli ideologie più o meno opposte, falli litigare ed il gioco è fatto)

Per chiarire il concetto di DIVIDE ET ÌMPERA voglio aggiungere che in politica e sociologia si usa per definire una strategia finalizzata al mantenimento di un territorio e/o di una popolazione, dividendo e frammentando il potere dell’opposizione in modo che non possa riunirsi contro un obiettivo comune. In realtà, questa strategia contribuisce ad evitare che una serie di piccole entità, ciascuna titolare di una quantità di potere, possano unirsi, formando un solo centro di potere, una nuova e unica entità più rilevante e pericolosa. PER EVITARE CIÒ, IL POTERE CENTRALE TENDE A DIVIDERE E A CREARE DISSAPORI TRA LE FAZIONI, IN MODO CHE QUEST’ULTIME NON TROVINO MAI LA POSSIBILITÀ DI UNIRSI CONTRO DI ESSO.
QUESTA TECNICA PERMETTE QUINDI AD UN POTERE CENTRALE, CHE PUÒ ESSERE UN GOVERNO DISPOTICO, O UN GOVERNATORATO COLONIALE-IMPERIALISTA, NUMERICAMENTE MODESTO, DI GOVERNARE E DOMINARE SU UNA POPOLAZIONE SENSIBILMENTE PIÙ NUMEROSA.
Elemento tipico di questa tecnica consiste nel creare o alimentare le faide e i dissapori tra le fazioni autoctone: facendo ciò si contribuisce all’indebolimento e al successivo deterioramento dei rapporti tra le fazioni o le “tribù” dominate, rendendo impossibili eventuali alleanze o coalizioni tra esse che potrebbero mettere in discussione il potere dominante.
Altra caratteristica è il concedere aiuti e promuovere eventuali tendenze a rendersi disponibile e fedele al dominatore.

Ove la tecnica del “divide et impera” risulta applicabile rende risultati soddisfacenti, soprattutto nel caso di società frammentate e frammentarie, coinvolte già in uno scenario d’equilibrio precario tra le “tribù” o fazioni interne (PD, PDL, LEGA, UDC fino all’avvento Montiano sono stati in tal senso un bell’esempio di “tribù”).

Questa tecnica è stata applicata in particolar modo per l’amministrazione dei grandi imperi, che grazie ad essa riuscirono a controllare territori con forze armate esigue.
Vedi ad esempio l’impero coloniale britannico, più precisamente nell’India britannica, dove gli inglesi utilizzavano marginalmente i loro eserciti, e contestualmente alimentavano le diatribe tra le tribù che combattevano l’una contro l’altra, ignare che così facendo semplificavano il governo e il dominio dei britannici. Le diatribe e i contenziosi tra etnie vinsero sulla volontà di un popolo di costituire una nazione unita.

Quanto detto sin ora è stato il lungo calvario che vi ho fatto salire per arrivare al fine ultimo di questo articolo, e cioè ad affermare che a mio parere i partiti, gli stemmi, le ideologie altro non sono che strumenti degli “dei” per tenerci l’uno conto l’altro impegnati a sopraffarci in basi a teorie e credo che anche il più idiota degli scemi di tutti i villaggi riuscirebbe a capire quanto sono stati appositamente artefatti all’uopo.

Se ci pensiamo un attimo infatti, TUTTI NOI e intendo proprio TUTTI, di qualunque estrazione sociale e cultura e perché no anche di qualunque ideologia, per noi e per il nostro Paese vorremmo almeno:

PACE

LIBERTA’

DEMOCRAZIA

LAVORO PER TUTTI

PARI DIGNITA’ SOCIALE E RISPETTO DEI DIRITTI CIVILI

PROMOZIONE DELLO SVILUPPO CULTURALE E DELLA RICERCA ATTRAVERSO UN SISTEMA DI ISTRUZIONE ADEGUATO E FRUIBILE DA CHIUNQUE

TUTELA DELLA SALUTE (ATTRAVERSO UN SISTEMA PUBBLICO ED EFFICIENTE)

PAGARE LE TASSE IN MANIERA EQUA

GIUSTIZIA CERTA E VELOCE

Lo abbiamo mai ricevuto durante almeno una Legislatura dal ’46 ad oggi? Ovviamente no.

EPPURE TUTTI QUESTI SONO NOSTRI DIRITTI SANCITI DALLA COSTITUZIONE, MA NESSUNO DEI PARTITI, NE’ DEGLI ORGANI ISTITUZIONALI, NE’ TANTOMENO DELLA CORTE COSTITUZIONALE CHE AVREBBE COME COMPITO DI FARLA RISPETTARE, E’ STATO IN GRADO DI GARANTIRCELI!!!

Per tutto quanto esposto alla fine vi domando domando:

cosa ce ne facciamo dei partiti e di chi li rappresenta in Parlamento?

E senza aspettare la vostra risposta mi permetto di gridare: a casa tutti, dal primo all’ultimo.

Poi subito un referendum per una riforma totale delle leggi elettorali che preveda l’estromissione di partiti simboli e ideologie, e la possibilità di candidature solo di persone, individui, ONESTI, FUORI DAI GIOCHI DEGLI “DEI”, VOLENTEROSI E DESIDEROSI DI CAMBIARE LE REGOLE DEL GIOCO. VOTABILI NOMINALMENTE. PUNTO.

Chi vorrà governare avendone i requisiti (culturali, di esperienza, di moralità, di integrità, di capacità oggettivamente riconosciute) si presenterà in quanto se stesso e verrà votato in base a chi è E NON A CHI È LEGATO POLITICAMENTE, IDEOLOGICAMENTE E SOPRATTUTTO ECONOMICAMENTE. Dovrà avere come programma il semplice rispetto di quanto già sancito dalla Costituzione e risponderà del proprio operato in base alla quantità, ma soprattutto alla qualità del lavoro svolto. Punto. Il resto verrà da sé.

IN CONCLUSIONE: RIPRENDIAMOCI IL PAESE DA CITTADINI, DA UOMINI O DONNE CHE SIAMO, RICONQUISTIAMO IL NOSTRO RUOLO DI INDIVIDUI, CAMBIAMO IL NOSTRO MODO DI ESSERE “MASSA”. Diventiamo una MASSA ben differente da quella che abitualmente si nomina. Fino ad ora infatti è successo che con l’indottrinamento ideologico e il rimbambimento degli organi d’informazione istituzionali, spesso ogni singolo individuo, anche una persona sola è stato trasformato in massa. Poi lo stesso individuo insieme ad altri hanno cominciato a comporre quella MASSA (Gaber docet) simile a un terreno fangoso in cui tutto sprofonda e diventa confuso, una massa passiva e abissale che ingurgita il senso e distrugge il sociale, una massa silenziosa e passiva, una palla informale molle e vischiosa che tutto distrugge e disperde, un gran buco nero in cui tutto si perde. Quegli individui che sono stati così indottrinati (da destra, sinistra, dal centro, dalla Chiesa, da chiunque muovesse interessi in politica) sono di fatto stati trasformati in quella massa che è l’inerzia, che è incapacità di una qualunque reazione a qualunque vessazione, che se ne sta immobile nell’orgia del rito, sono energia negativa.

Invece non si deve più essere una massa che ci dia la sensazione di non avere più niente che ci distingua, che ci incuta la paura di essere tutti uguali, come ci hanno fatto sentire fino ad ora. Non dobbiamo pensare di essere “massa” semplicemente perché siamo in tanti, perché la massa non è un fatto numerico! Non è il numero… È la testa!

Si può essere milioni e milioni, anche simili, e non essere massa, rimanere persone.

Io credo che questo sia possibile!

E se saremo capaci di arrivare a questo punto, saremo MASSA ESPLOSIVA, pronta a travolgere tutto quanto proverà a fermare la nostra volontà di cambiamento. E saremo di esempio per tante pseudodemocrazie che si reggono sui sistemi disegnati dagli “dei” anche per loro e che forse ci seguiranno. E da lì a travolgere i piani del Potere ormai cementificati nelle stesse posizioni da secoli e sommergere l’Olimpo come uno tsunami il passo è più breve di quanto si pensi.


Nota 1

OLTRE MARIO MONTI, GIORGIO NAPOLITANO E MARIO DRAGHI, OLTRE IL PIANETA DELLE MARIONETTE COSA C’E'?

L’articolo di oggi vuole dare a grandi linee la dimensione del mondo che abbiamo intorno, anzi della galassia. Abbandoniamo momentaneamente lo squallido pianeta i cui tre abitanti Monti, Draghi e Napolitano la stanno facendo da padroni. Escludiamo per un attimo anche i coinvolgimenti politici internazionali che fanno girare questo pianetino come se fosse una trottola ( intendo non consideriamo, anche se oggettivamente è fantascienza provare a non farlo, il contenuto dell’articolohttp://www.facebook.com/events/295155957229372/?ref=ts#!/events/295155957229372/permalink/346461272098840/ ed entriamo nella complessa nebulosa dei possibili, anzi probabili, probabilmente certi “complotti di ordine economico finanziario” che ruotano intorno a tutto. Si, a tutto, non solo al nostro pianetino con i tre burattini che fanno i fenomeni, ma anche intorno a quelli che si sentono forti e ben governati, per capire che c’è chi con un soffio può modificare radicalmente “il tutto”. Ora non vi riporto notizie fresche, ma per chi non le avesse ancora incontrate nel suo percorso di iniziazione alla questione “crisi” sono come appena sfornate ed ancora attualissime. Or dunque nell’autunno del 2011, alcuni scienziati svizzeri (che per luogo comune si pretendono quantomeno precisi) presentò uno studio a dir poco allucinante soprattutto nelle sue conclusioni finali. Tale studio rivelava come soltanto un piccolo numero di banche aveva il pieno controllo di una porzione esagerata dell’economia globale.

 

Questo studio, battezzato “La rete del controllo globale corporativo” (un titolo che è già tutto un programma) è stato sviluppato come detto in Svizzera, più precisamente a Zurigo,da Stefania Vitali, James B. Glattfelder e Stefano Battiston e consiste nell’autopsia del database con i dati di marketing della Orbis nel 2007. Da questo “cervellone” sono stati prelevati files da tutto il mondo che comprendevano più di 30 milioni di operatori economici, tra imprese e investitori, incluse le relative posizioni patrimoniali.

Lo studio non era “robetta” ed è stato pubblicato addiritturasulla rivista New Scientist, forse la più accreditata negli ambiti della cosiddetta scienza “mainstream”.

 

Analizziamo allora i risultati:

 

Dai dati si evince che sono circa 43.000 le aziende transnazionali che hanno i canoni per rispondere alla definizione di tali aziende da parte dell’OCSE.

Le più importanti ed influenti sono però solo 1.318.

Questa prima scrematura porta a notare tre caratteristiche importanti che distinguono comunque queste ultime dal resto:

 

A) Sommate tra di loro, arrivano a generare il 20% del reddito mondiale.

 

 Si possiedono l’un l’altra (forse anche carnalmente tra impiegati e dirigenti)

 

Il database Orbis ha inoltre rilevato e dimostrato che le azioni della maggior parte di queste società sono comunque ed inequivocabilmente di proprietà di altri membri della combriccola dei 1.318. Questo vuol dire che le più importanti imprese, quelle con i redditi maggiori e di conseguenza le più influenti al mondo sfanno parte di un unico grande cartello finanziario, un vero proprio monopolio se vogliamo vedere le cose come stanno. Queste imprese poi, sempre analizzando i dati, svelano un altra particolarità alquanto singolare: sono in competizione solo virtualmente.

 

C). l’”Unità centrale” possiede comunque tutte le altre 43.000 aziende multinzionali.

La totalità di dette aziende genera un altro 60% del reddito mondiale totale (e se la matematica non è un opinione!…). Se ne evince quindi che alla fine il grado di controllo su queste aziende possa giungere a livelli così capillari da formare appunto un monopolio quasi totale.

 

La cosa ancor più sconvolgente è che oltre a queste 3 caratteristiche dell’Unità centrale, mancano due punti fondamentali:

E) L’80% del controllo totale di cui sopra è controllato da un gruppo ancora più piccolo formato da sole 737 aziende.

F) Last but not least : spremendo i nostri dati per ottenere un bel “concentrato” arriviamo a scoprire che 147 aziende soltanto hanno in pugno il 40% della ricchezza globale.

 

Da qui qualche conclusione:

 

Come si può notare dall’elenco pubblicato a fondo articolo, una sorta di “top 50″, le aziende di cui parliamo sono tutte banche o istituti finanziari (ohibò).

Quindi da tutto ciò si evince che il sistema bancario è Uno, un unico cartello enorme, che possiede tutto, partendo dai principali settori industriali tra cui ad esempio quello bellico (1780 miliardi di fatturato!!!, Ed è per questo che vi ho chiesto di ignorare l’ articolo sulla NATO che comunque trovate come detto nella Nota 3). Le Compagnie petrolifere e l’industria del petrolio in genere (un esempio tanto per avere un’idea delle proporzioni del denaro che vi circola, colossi come “ExxonMobil Corporation” o “Shell Group”, tanto per dirne qualcuno, possono contare su un giro d’affari e un fatturato che, nel 2008, sono arrivati a sfiorare i 310 miliardi di Euro; la “Microsoft Corporation”, il cui fondatore, Bill Gates, risulta essere uno degli uomini più ricchi del mondo, nello stesso anno, ha chiuso con un fatturato di “appena” 38 miliardi di euro), le industrie farmaceutiche (Il mercato mondiale dei medicinali è stimato a 466 miliardi di dollari), quella alimentare (solo in Italia il fatturato dell’industria alimentare è attestato su 127 miliardi di euro. Nestlé da sola fattura 36,65 miliardi!!), delle telecomunicazioni (e qui più ne ha più ne metta, solo AT&T fattura 20 miliardi, Vodafone 13,8 miliardi di euro, più tutte le altre), Tutte queste aziende e tutti questi coldi sono controllati quindi da un solo potere massivo che applica il suo dominio dall’alto verso il basso.

Il “Potere Monetario” è quindi reale, non una leggenda e bisognerebbe fare un monumento a questi ricercatori che facendo una precisa autopsia del sistema ci hanno dato i reali numeri del “problema”.

Domande: Come si muovono queste aziende, anzi queste banche se sono tutte controllate dalle stesse persone? A questo punto, come detto, le “Teorie del complotto” paiono sempre più vicine alla realtà, forse sono già “la realtà” e oggi ne abbiamo conferma anche basandoci su dati reali.

La top 50 di chi ha in mano TUTTO:

 

1 BARCLAYS PLC GB 6512 SCC 4.05

2 CAPITAL GROUP COMPANIES INC, THE US 6713 IN 6.66

3 FMR CORP US 6713 IN 8.94

4 AXA FR 6712 SCC 11.21

5 STATE STREET CORPORATION US 6713 SCC 13.02

6 JP MORGAN CHASE & CO. US 6512 SCC 14.55

7 LEGAL & GENERAL GROUP PLC GB 6603 SCC 16.02

8 VANGUARD GROUP, INC., THE US 7415 IN 17.25

9 UBS AG CH 6512 SCC 18.46

10 MERRILL LYNCH & CO., INC. US 6712 SCC 19.45

11 WELLINGTON MANAGEMENT CO. L.L.P. US 6713 IN 20.33

12 DEUTSCHE BANK AG DE 6512 SCC 21.17

13 FRANKLIN RESOURCES, INC. US 6512 SCC 21.99

14 CREDIT SUISSE GROUP CH 6512 SCC 22.81

15 WALTON ENTERPRISES LLC US 2923 T&T 23.56

16 BANK OF NEW YORK MELLON CORP. US 6512 IN 24.28

17 NATIXIS FR 6512 SCC 24.98

18 GOLDMAN SACHS GROUP, INC., THE US 6712 SCC 25.64

19 T. ROWE PRICE GROUP, INC. US 6713 SCC 26.29

20 LEGG MASON, INC. US 6712 SCC 26.92

21 MORGAN STANLEY US 6712 SCC 27.56

22 MITSUBISHI UFJ FINANCIAL GROUP, INC. JP 6512 SCC 28.16

23 NORTHERN TRUST CORPORATION US 6512 SCC 28.72

24 SOCIÉTÉ GÉNÉRALE FR 6512 SCC 29.26

25 BANK OF AMERICA CORPORATION US 6512 SCC 29.79

26 LLOYDS TSB GROUP PLC GB 6512 SCC 30.30

27 INVESCO PLC GB 6523 SCC 30.82

28 ALLIANZ SE DE 7415 SCC 31.32

29 TIAA US 6601 IN 32.24

30 OLD MUTUAL PUBLIC LIMITED COMPANY GB 6601 SCC 32.69

31 AVIVA PLC GB 6601 SCC 33.14

32 SCHRODERS PLC GB 6712 SCC 33.57

33 DODGE & COX US 7415 IN 34.00

34 LEHMAN BROTHERS HOLDINGS, INC. US 6712 SCC 34.43

35 SUN LIFE FINANCIAL, INC. CA 6601 SCC 34.82

36 STANDARD LIFE PLC GB 6601 SCC 35.2

37 CNCE FR 6512 SCC 35.57

38 NOMURA HOLDINGS, INC. JP 6512 SCC 35.92

39 THE DEPOSITORY TRUST COMPANY US 6512 IN 36.28

40 MASSACHUSETTS MUTUAL LIFE INSUR. US 6601 IN 36.63

41 ING GROEP N.V. NL 6603 SCC 36.96

42 BRANDES INVESTMENT PARTNERS, L.P. US 6713 IN 37.29

43 UNICREDITO ITALIANO SPA IT 6512 SCC 37.61

44 DEPOSIT INSURANCE CORPORATION OF JP JP 6511 IN 37.93

45 VERENIGING AEGON NL 6512 IN 38.25

46 BNP PARIBAS FR 6512 SCC 38.56

47 AFFILIATED MANAGERS GROUP, INC. US 6713 SCC 38.88

48 RESONA HOLDINGS, INC. JP 6512 SCC 39.18

49 CAPITAL GROUP INTERNATIONAL, INC. US 7414 IN 39.48

50 CHINA PETROCHEMICAL GROUP CO. CN 6511 T&T 39.78

Nota 2:

The Group of Thirty

DOPO AVER ANALIZZATO LO STUDIO “LA RETE DEL CONTROLLO GLOBALE CORPORATIVO” CHE DIMOSTRAVA COME IL POTERE ECONOMICO MONDIALE SIA IN DEFINITIVA IN MANO A 737 AZIENDE, A LORO VOLTA RICONDUCIBILI A SOLE 147, DI CUI LE PRIME 50 ABBIAMO VISTO COME FOSSERO PRINCIPALMENTE BANCHE, STASERA PROSEGUIAMO STRINGENDO ANCORA DI PIU’ IL CERCHIO, MA NON IN BASE ALLE RICCHEZZE PERSONALI BENSI’ AL POTERE DEVASTANTE CHE HANNO POTUTO, POSSONO E POTRANNO ESERCITARE 30, DICO TRENTA!, PERSONE SUL NOSTRO DESTINO. IL TUTTO OVVIAMENTE BASATO SU UNO STUDIO ACCADEMICO (ELENI TSINGOU “THE CASE OF THE GROUP OF THIRTY” 2003) QUANTO SCRITTO DA PAOLO BARNARD E QUALCHE INCURSIONE IN QUA E IN LA’ DEL SOTTOSCRITTO. NON POSSO AUGURARVI BUON DIVERTIMENTO PERCHE’ A LEGGERE QUESTO ARTICOLO NON VI DIVERTIRETE PER NIENTE.

 

Il derivato dei Derivati, che sono astrusi prodotti finanziari del tutto comprensibili a non più di 200 individui nel mondo, rappresenta , o meglio, è la crisi finanziaria 2007-2012 che stiamo vivendo.

Non è un gioco di parole, fu infatti uno scherzetto di Derivati CDS fasulli della AIG di Joseph Cassano, ufficio di Londra, a far partire il collasso globale. Non che sia tutta colpa sua, perché sui Derivati era nata la precedente bolla speculativa immobiliare americana dei subprime, dei criminali MERS (Mortgage Electronic Registration Systems), dei Servicers, e da cui poi altri e infiniti Derivati Frankenstein (definizione di Wall St.) sono nati, infettando quasi tutte le maggiori banche del mondo e, a pioggia, tutto il resto. La crisi finanziaria, poi, ci ha portato non solo un macello creditizio, aziendale, occupazionale e sociale sempre più vicino a quello del 1929, ma ha anche fornito il grande pretesto per infliggerci la sciabolata del progetto di Spirale della Deflazione Economica Imposta (le Austerità) che i golpisti (Monti, Draghi e Napolitano) usano per depredare a sangue interi Stati europei, courtesy of the Eurozone.

 

I DERIVATI SONO ARMI DI DISTRUZIONE DI MASSA, e massa è la parola giusta, visto che questi Frankenstein-assets vagano per il pianeta senza più controllo né regolamentazione per una cifra di circa 650.000 miliardi di dollari. E’ dal 1994 che è suonato l’allarme su ‘ste mine finanziarie, con Merrill Lynch che fece sparire 1,5 miliardi di dollari in assets da Orange County (USA), e si capisce chiaro che nessuno da allora ha voluto, né potuto, regolamentarli, cioè frenarli, visto che sono arrivati anche in Italia dieci anni dopo in una frotta di Comuni e con danni terrificanti (es. Milano, 1,7 miliardi di Euro, con JP Morgan Securities. Leggi nota a fondo articolo su JP Morgan*). Ancora oggi i contratti OTC (Over the Counter, sempre Derivati) sono liberamente usati per distruggere, e lo stanno facendo gli Hedge Funds, come quello del criminale John Paulson, che scommettono in queste ore contro l’Euro, giusto per sparare una bella raffica sulla croce rossa dell’Europa moribonda (che in effetti dovrebbe morire, ma non caoticamente e non per ingrassare i Mr Paulson). Usando i Derivati un pugno di speculatori può affondare persino uno Stato sovrano del G8, può ricattarlo, sospingerlo oltre il baratro del default, e questo con le conseguenze agghiaccianti che si chiamano disoccupazione, sottoccupazione, suicidi, morti anzitempo, abbruttimento sociale, svendita forzosa a truffa di patrimoni pubblici, usura sullo Stato, e soprattutto perdita di democrazia a favore non solo dei profitti indicibili dei sopraccitati speculatori, ma anche del fascismo finanziario alla UE che oggi fa gridare allo scandalo anche il Financial Times. Quella dittatura che ha imposto i micidiali Trattati UE mai votati da alcun cittadino, i quali hanno di fatto abolito la sovranità delle Costituzioni nazionali, abolite anche dal ricatto degli speculatori (Vedi quanto è successo qui da noi grazie a Giorgio Napolitano e Mario Monti, appoggiati da Mario Draghi e per nulla contrastati da alcun organo istituzionale in data 11/11/11), i quali aiutano gli aguzzini dell’ UE che a loro volta aiutano gli speculatori e via daccapo. Insomma, QUESTO CHE È ACCADUTO si chiama il Colpo di Stato Finanziario nell’Eurozona. Ripeto e sottolineo I DERIVATI ARRIVANO AI 650 MILA MILIARDI DI DOLLARI, CIOÈ 8 VOLTE IL PIL MONDIALE, NON SO SE È CHIARO.

 

Le domande sono due:

A) ma come si è arrivati a questo?

 

 Perché non lo si è evitato?

 

La risposta è una sola: GROUP OF 30.

Un complotto? Sì, certamente.

 

Lo schema è semplicissimo:

 

si distrugge la capacità dello Stato di creare e controllare qualsiasi ricchezza finanziaria significativa (con la “superstizione o isteria del deficit/debito” P. Samuelson). A quel punto la creazione di ricchezza finanziaria significativa rimane unicamente nelle mani dei mercati di capitali, da cui gli stati finiscono per dipendere in toto.

i mercati di capitali, che ora spadroneggiano, incaricano lobbies di eccezionali tecnocrati (provate a pensare qualche nome a caso…) di disegnargli leggi, regole, strumenti, e anche propaganda, per ottimizzare la loro rapina globale.

li impongono ai governi che, come già detto, sono privati della facoltà di creare ricchezza finanziaria significativa e sono del tutto dipendenti dal ricatto di chi la crea, i mercati appunto, quindi ingoiano qualsiasi aberrazione speculativa, come l’esistenza dei mostruosi Derivati OTC a briglia scolta.

Dopo di ciò il Golpe Finanziario è quasi uno scherzo.

 

Ora tornate al punto 2, alle lobbies di eccezionali tecnocrati: il Group of 30, in primis.

 

Nel 1978 il solito Rockefeller ci mette lo zampino e aiuta a creare il gruppo. Da allora in poi saranno 30 membri a rotazione, ma sempre e solo 30 individui. E la cosa s’imposta fin da subito molto male: i componenti di questo esclusivo club sono quasi tutti uomini che hanno lavorato con la mano destra nella speculazione finanziaria, e poi con la sinistra nella regolamentazione statale della stessa, o vice versa. No good!

 

Ecco spiegato come accade che si crei un complotto.

Non ci vuole un genio a capire che il poliziotto iscritto al club dei ladri che gli pagano laute prebende finisce col tradire il suo mandato nel più classico dei complotti per delinquere.

 

Infatti, scrive Eleni Tsingou nel più devastante lavoro accademico sul Group of 30 (The case of the Group of Thirty 2003, per avere il pdf del lavoro, interamente però in lingua inglese si può chiedere a me): “QUESTO GRUPPO NON SOLO HA LEGITTIMATO IL COINVOLGIMENTO DEL SETTORE PRIVATO NELLE POLITICHE DI STATO, MA HA ANCHE PERMESSO ALL’INTERESSE PRIVATO DI DIVENIRE IL CUORE DELLE DECISIONI DI POLITICA FINANZIARIA. QUESTO PERCHÉ MOLTI DEI SUOI MEMBRI SONO PROPRIO QUEI POLITICI CHE IL GRUPPO MIRA A CONVINCERE”.

 

Il Group of 30 dunque partì, vi lavoravano cervelli eccezionali, ed era stipato di miliardi come non immaginate. Prima clamorosa intuizione: “i Derivati iniziano a diventare interessanti, promettono molto bene, e se noi siamo i primi a capirci qualcosa e a scrivere il libretto delle istruzioni, tutti gli altri faranno riferimento a noi, visto che nessuno ci capisce un’ostia in sta roba”.

Nel 1993 il Gruppo pubblicò il primo studio completo sui Derivati OTC, il DERIVATIVES: PRACTICES AND PRINCIPLES (se volete leggerlo ovviamente in inglese provate questi link dove potrete ordinarlohttp://www.amazon.it/Derivatives-Practices-and-Principles/dp/1567080901http://riskinstitute.ch/136160.htm )

I controllori statali delle transazioni finanziarie americani ed europei erano nella nebbia assoluta su quei prodotti, e ovviamente accolsero lo studio del Gruppo con favore. L’ignoranza gli tolse ogni potere di contrastarne le conclusioni. E le conclusioni del Group of 30 erano sostanzialmente due:

i Derivati OTC sono indispensabili perché “rappresentano nuovi modi di capire, misurare e gestire il rischio finanziario” (cioè gli strumenti più ‘rischiogeni’ della storia della finanza avrebbero secondo loro ridotto il rischio!!!);
si sottolineava che “la chiave per l’uso dei Derivati è l’autoregolamentazione… le regole statali intrusive e basate sulla legge ne avrebbero rovinato l’elasticità e impedito l’innovazione in finanza” (in parole povere: ci possiamo permettere di dirvi che le regole ce le facciamo in privato, tanto voi controllori non sapreste né contraddirci né quindi farle quelle regole. Qualche somiglianza col M.E.S. c’è).

E cosa fecero i controllori?

 

Per evitare di apparire ignoranti che brancolavano nel buio si aggrapparono alle raccomandazioni del Gruppo, sia in USA che in Europa, sospinti in modo decisivo proprio dai loro colleghi Senior che erano membri di spicco di questa lobby.

Ma nel succitato studio, il Group of 30 osò anche di più e scrisse che i controllori avrebbero dovuto “AIUTARE A RIMUOVERE LE INCERTEZZE LEGALI DEI REGOLAMENTI IN VIGORE, E FORNIRE UN TRATTAMENTO FISCALE (TASSE) FAVOREVOLE AI DERIVATI”.

L’intero lavoro così pubblicato, era stato abbondantemente oliato con i fondi della mega banca speculativa JP Morgan. Ogni altro commento è superfluo.

 

NONOSTANTE LA SFACCIATAGGINE DI QUELLE RIGHE, TRE FRA I MAGGIORI ORGANI DI CONTROLLO DEL MONDO, IL COMITATO DI BASILEA, IL CONGRESSO DEGLI STATI UNITI E LA FEDERAL RESERVE USA, TROVARONO L’IDEA DELL’AUTOREGOLAMENTAZIONE ACCETTABILE (in gergo è Best Practice), e di più: gettarono il loro peso contro i pochi controllori ed economisti che già allora suonavano le campane d’allarme (uno di questi fu William Black).

A questo punto, due delle più potenti lobbies finanziarie anglosassoni, l’Institute for International Finance (IIF) di Washington e la Investment Banking Association di Londra (LIBA), buttarono sul tavolo della trattativa le loro proposte per l’autoregolamentazione della trasparenza sui Derivati, a pieno sostegno del Group of 30.

Per dare l’idea agli scettici del complotto, la IIF è la lobby che pochi mesi fa ha dato gli ordini nella trattativa suicida della povera Grecia verso la trappola del secondo bailout. ( bailout: sostantivo m. pl. Inv.: in finanza situazione in cui un soggetto in bancarotta, o vicino alla bancarotta, riceve un’iniezione di liquidità, al fine di soddisfare i suoi obblighi a breve termine)

 

L’occasione per capire e controllare la distruttività dei Derivati OTC si era quindi presentata all’inizio degli anni novanta. Il Group of 30 fu il primario attore nell’annullamento di ogni tentativo di portare questi killer sotto il controllo pubblico, e le conseguenze sono quelle che sappiamo, cioè crimini globali. Se si capisce appieno cosa questi mostri hanno fatto alla vita di centinaia di milioni di famiglie, a milioni di aziende, e alle democrazie dei maggiori Paesi occidentali, per non parlare degli orrori nel Terzo mondo e sull’ambiente (ambito commodities); se si comprendesse che oggi viviamo tutti su un ordigno termonucleare finanziario fuori controllo che si chiama 650.000 MILIARDI DI FRANKENSTEIN-DERIVATIVES in grado di far fallire il pianeta; se infine ci si rendesse conto CHE NESSUNA DEMOCRAZIA HA UN SENSO QUANDO TUTTA LA RICCHEZZA È NELLE MANI DI QUESTE LOBBY SENZA PIETÀ A CUI TUTTI I POLITICI DEVONO RISPONDERE A BACCHETTA, INVECE CHE AI PROPRI ELETTORI si vedrebbe molto più chiaramente non solo il Golpe Finanziario, ma anche l’urgenza di chiedersi cosa ci fa un uomo pubblico come Mario Draghi dentro il club di coloro che hanno impedito al mondo di fermare la finanza criminale planetaria dei Derivati, e parlo proprio del club Group of 30.

 

Draghi è lì, lui, l’uomo che al timone della Banca centrale Europea DOVREBBE VIGILARE PROPRIO SU COLORO CHE CONDIVIDONO IL SUO CLUB CON INTENTI CRIMINOSI COME QUELLI CHE SI SONO SOPRA DESCRITTI.

Ma questo non è sufficiente bisogna anche sapere chi era il funzionario italiano che supervisionò da direttore generale del Tesoro lungo tutti gli anni ’90 la svendita del nostro Paese alle privatizzazioni selvagge che non hanno sanato di nulla il debito pubblico ma che hanno sanato di certo imprenditori falliti come De Benedetti e fatto incassare miliardi in parcelle alle investment banks.

Chi era il funzionario italiano che non ha detto una parola contro la micidiale separazione fra Banca d’Italia e Tesoro che ingrassò le medesime banche? Era DRAGHI, uomo Group of 30, uomo Bilderberg, uomo Goldman Sachs, e anche ‘bugiardo-Sachs’ che ha sempre negato di essere stato in forza alla Goldman quando la banca di Wall Street organizzò la truffa per truccare i libri contabili greci in collusione col governo di Atene (E INVECE LUI C’ERA ECCOME ALLA GOLDMAN E NE DIRIGEVA PROPRIO GLI AFFARI EUROPEI).

 

Domanda: ma come fa ad essere imparziale un simile individuo nella gestione delle nostre vite?

 

Quando ad esempio decide di inventarsi un trilione di Euro in piena agonia dell’Eurozona e di darli tutti, TUTTI, alle banche e senza condizioni (ad es. “riprendete a prestare alle aziende in percentuale X, o niente soldi”). Oppure quando decide, come accaduto nei cruciali giorni del Golpe Finanziario in Italia, cioè dall’11 al 16 novembre 2011, di chiudere i rubinetti della BCE che avrebbero potuto salvare un governo eletto (che io detestavo, ma era un governo legittimo!) ma odiato dagli speculatori, e salvare l’Italia dal golpista Monti.

MARIO DRAGHI POTEVA FERMARE LA LORO MANO SEMPLICEMENTE ORDINANDO ALLA BCE DI ACQUISTARE IN MASSA I TITOLI DI STATO ITALIANI. INFATTI TALE ACQUISTO AVREBBE, PER LA LEGGE BASILARE CHE LI REGOLA, ABBASSATO DRASTICAMENTE I TASSI D’INTERESSE DI QUEI TITOLI, IL CUI SCHIZZARE IN ALTO A LIVELLI INSOSTENIBILI STAVA PORTANDO L’ITALIA ALLA CADUTA NELLE MANI DEGLI INVESTITORI/GOLPISTI. I mercati si sarebbero fermati, resi inermi di fronte al fatto che la BCE poteva senza problemi mantenere a un livello basso costante i tassi sui nostri titoli di Stato. Ma Mario Draghi siede alla BCE e non fa nulla anzi, attraverso l’informazione istituzionale fece circolare la voce che lui aveva le mani legate perché tale operazione era proibita per statuto alla BCE. Ma non era vero, non è mai stato vero e lo dimostra il tentativo di intervento fatto pochi giorni fa da Londra per dare una mano all’altro criminale Mario Monti che non sa più che pesci prendere, ma che la Bundesbank ha stoppato. NON ERA E NON È VERO INFATTI CLAUSOLE COME LA SMP BOND PURCHASES LO PERMETTONO, E ANCHE LE REGOLE SULLA STABILITÀ FINANZIARIA DEL TRATTATO D MAASTRICHT. DRAGHI POTEVA AGIRE, ECCOME. MA L’UOMO PUBBLICO-MEMBRO DEL GROUP OF 30 DIMOSTRÒ CHE DI PUBBLICO HA SOLO L’ARIA CHE RESPIRA.


GROUP OF 30 cioé Gruppo dei 30 e chi sono di grazia questi 30 galantuomini, a parte il nostro MARIO DRAGHI, DRAGHI MARIO, compromessi in questa lobby sciagurata dove mischiano, o hanno mischiato, la loro funzione statale con quella speculativa

 

PAUL A. VOLCKER, IL PRESIDENTE DELLA FEDERAL RESERVE (BANCA CENTRALE USA) MA ANCHE UOMO DELLA CHASE MANHATTAN BANK E GROUP OF 30.

 

LORD RICHARDSON OF DUNTISBOURNE, GOVERNATORE DELLA BANCA CENTRALE D’INGHILTERRA, MA ANCHE CARO ALLA LLOYDS BANK E GROUP OF 30.

 

JACOB A. FRENKEL, GOVERNATORE DELLA BANCA CENTRALE D’ISRAELE, MA ANCHE IN MERRILL LYNCH INTERNATIONAL E GROUP OF 30.

 

GEOFFREY BELL, MINISTERO DEL TESORO DELLA GRAN BRETAGNA, DIRIGENTE ANCHE DI SCHRODERS E GROUP OF 30.

 

DOMINGO CAVALLO, CHE ERA MINISTRO DELL’ECONOMIA IN ARGENTINA, PADRE DI UN DISASTRO ECONOMICO SPAVENTOSO SULLA VITA DI MILIONI DI POVERACCI, E DILIGENTE SCOLARETTO DEL GROUP OF 30.

GERALD CORRIGAN, PRESIDENTE DELLA FEDERAL RESERVE BANK DI NEW YORK, MA CHE ATTRAVERSA LA STRADA E SI SIEDE POI COME MANAGING DIRECTOR DI GOLDMAN SACHS, E ANCHE MORGAN STANLEY, E GROUP OF 30.

GUILLERMO DE LA DEHESA, GOVERNATORE DELLA BANCA CENTRALE DI SPAGNA, MINISTRO DELLA FINANZA, MA ANCHE BANCHIERE DEL BANCO SANTANDER CENTRAL HISPANICO E DI GOLDMAN SACHS, E GROUP OF 30.

ARMINIO FRAGA NETO GOVERNOR, BANCA CENTRALE DEL BRASILE, MA A BUSTA PAGA DI SOLOMON BROTHERS NY, SOROS MANAGEMENT FUND, E GROUP OF 30.

TOYOO GYOHTEN, MINISTERO DELLE FINANZE DEL GIAPPONE, MA DIRIGENTE DELLA BANCA DI TOKYO E GROUP OF 30.

GERD HAUSLER, GOVERNATORE DELLA BUNDESBANK (BANCA CENTRALE TEDESCA), MA DENTRO ALLA DRESDNER BANK, E GROUP OF 30.

MERVYN KING, GOVERNATORE DELLA BANCA CNETRALE D’INGHILTERRA, E GROUP OF 30.

JACQUES DE LAROSIÈRE CONSEILLER, GOVERNATORE DELLA BANCA CENTRALE DI FRANCIA, MA DIRETTORE ESECUTIVO DI BNP PARIBAS, E GROUP OF 30.

WILLIAM MCDONOUGH, DEL DEPARTMENTO DI STATO USA, E A BUSTA PAGA DELLA FIRST NATIONAL BANK OF CHICAGO, E GROUP OF 30.

TOMMASO PADOA-SCHIOPPA, NON HA BISOGNO DI PRESENTAZIONI, NÉ LE NECESSITA LA SUA IDEOLOGIA NEOLIBERISTA SPINTA, NÉ I SUOI RUOLI IN FIAT E BILDERBERG, E GROUP OF 30.

POI IL COLOSSO DUE AMERICANO, LAWRENCE SUMMERS, SEGRETARIO DEL TESORO USA, FEDELE DEL BILDERBERG, E GROUP OF 30.

JEAN-CLAUDE TRICHET, IL PREDECESSORE DI DRAGHI ALLA BCE, MA ANCHE MINISTRO DELLE FINANZE FRANCESE, ALTRO BILDERBERG E GROUP OF 30.

 

AXEL A. WEBER, PRESIDENTE DELLA BUNDESBANK, MA ANCHE MEMBRO DELLA EUROPEAN SYSTEMIC RISK BOARD E DELLA FINANCIAL STABILITY BOARD. SARÀ POI SUPER PAGATO PRESIDENTE DI UBS, E GROUP OF 30.

(E questo è grottesco. Uno che lavora col Gruppo che ha scatenato il peggior rischio sistemico della storia della finanza mondiale, uno che lavora per i profitti del colosso speculativo UBS, poi siede anche fra i funzionari che valutano il rischio sistemico in Europa e fra quelli (FSB) che lavorano per “incentivare la stabilità finanziaria in un’ottica globale, adottare delle migliorie al sistema dei mercati e ridurre il rischio di crisi finanziarie per mezzo della condivisione di informazioni… inoltre, incentivare la cooperazione internazionale tra le autorità di vigilanza… mi vien da vomitare”.)

ADAIR TURNER, PRESIDENTE DEL FINANCIAL SERVICES AUTHORITY DELLA GRAN BRETAGNA, CHE È L’ISTITUTO NAZIONALE DEPUTATO A CONTROLLARE L’INDUSTRIA DEI SERVIZI FINANZIARI. QUINDI UN CONTROLLORE, OK? NO,NO NO, ECCOLO SUBITO A BUSTA PAGA DELLA SUPER BANCA SPECULATIVA MERRILL LYNCH EUROPE COME VICE-PRESIDENTE, E IN BELLA MOSTRA AL GROUP OF 30 (questo bel figuro fu anche capo delle commissioni per le pensioni e per i salari minimi… ri-vomito).

 

GERD HÄUSLER , CHE HA DILIGENTEMENTE LAVORATO AL GLOBAL FINANCIAL STABILITY REPORT (stabilità finanziaria, si noti) E AL FINANCIAL STABILITY FORUM (stabilità finanziaria, si noti). MA AHI, AHI, AHI, QUESTO SIGNORE CE LO TROVIAMO ANCHE COME DIRETTORE DEL INSTITUTE OF INTERNATIONAL FINANCE DI WASHINGTON, ALTRO DEREGOLAMENTATORE DEI DERIVATI, CE LO TROVIAMO OVVIAMENTE AL GROUP OF 30, E SOPRATTUTTO CE LO RITROVIAMO A LAZARD. (Lazard di New York, per chi non lo sapesse è un’agguerrita azienda di consulenze specializzata in alta finanza, che nel caso delle sempre disperata Grecia della crisi faceva il doppio gioco come consulente sia degli investitori-strangolatori, che del governo di Papademos allo stesso tempo… vomitiamo tutti insieme?)

 

Per concludere:

 

QUI NON SI STA PARLANDO DI UN MILIARDARIO CON CONFLITTI D’INTERESSI. QUI PARLIAMO DEI PADRONI GLOBALI DELLA FINANZA, DI TUTTE LE MAGGIORI BANCHE CENTRALI DEL MONDO, DEI COLOSSI BANCARI DELLA SPECULAZIONE PLANETARIA, E DEI MASSIMI CONTROLLORI DELLA STESSA, TUTTI INVISCHIATI IN UN’OSCENA AMALGAMA DI SALOTTI CONDIVISI, CLUB CONDIVISI, MILIONI DI DOLLARI/EURO IN CONSULENZE CONDIVISE, DENTRO E FUORI DALLA FUNZIONE PUBBLICA E IN QUELLA PRIVATA E VICE VERSA DI CONTINUO. QUI STIAMO PARLANDO DEL SISTEMA CHE HA MESSO IN GINOCCHIO L’ECONOMIA DEL MONDO IN MENO DI UN DECENNIO, E CHE, PER TORNARE NELLE VOSTRE CASE ITALIANE, HA MINATO IL FUTURO DEI VOSTRI BAMBINI, E HA PORTATO A MASSE IMMENSE FRA CUI TANTISSIMI ITALIANI SOFFERENZE CHE OGGI SONO SU TUTTI I GIORNALI. CON LA PERDITA DI QUALSIVOGLIA DEMOCRAZIA REALE. QUESTO È IL GROUP OF 30, LA LOBBY CHE HA AIUTATO IN MODO DECISIVO A CAUSARE QUESTO ALLUCINANTE SCENARIO, QUESTO LIVELLO DI CRIMINE INTERNAZIONALE. TRENTA INDIVIDUI A ROTAZIONE, MA SOLO TRENTA, COL NOSTRO DRAGHI IN PRIMA FILA. ROBA DA FAR APPARIRE GOLDFINGER UN PATETICO PRINCIPIANTE. ROBA VERA, TRAGICAMENTE VERA.

 

 

* JPMorgan è la nota Merchant Bank americana che ha aiutato la Enron a frodare milioni di $ agli investitori e che ha gabbato milioni di risparmiatori con titoli tossici, swap e le obbligazioni ARS. Su JPM s’è abbattuta anche un’accusa di frode di 6,4 miliardi di dollari contestata da Irving Picard il liquidatore delle società del noto finanziere creativo Bernard Madoff. JPMorgan è indagata per lo scandalo dei prodotti “derivati” che hanno ammorbato e messo in ginocchio le finanze di molti comuni italiani (come il Comune di Milano). E’ in corso a Milano contro JPM un processo per truffa aggravata. JPM è stata citata in giudizio anche da Lehman Brothers per averne determinato il fallimento. Gli investigatori della SEC (la Consob americana) e il procuratore di New York Andrew Cuomo, hanno iniziato indagini per reati penali relativi a frodi ai danni della clientela da parte di Jp Morgan Chase & Co e Morgan Stanley. Le due banche hanno frodato i loro clienti vendendo derivati spazzatura, i famigerati CDO, collegati ai Mutui Subprime nei quali erano le stesse banche le prime a non credere. La Procura di Pescara e la Guardia di Finanza hanno invece scoperto una colossale truffa aggravata ai danni dello Stato italiano (“Operazione easy credit“). Lehman Brothers, Goldman Sachs e Jp Morgan, tre fra le principali banche d’affari mondiali, hanno chiesto indebiti rimborsi del credito d’imposta sui dividendi di società italiane (frodando ben 4 miliardi 300 milioni di euro quasi una manovra finanziaria). Sta furbata di JPMorgan e Goldman Sachs International di Londra è andata avanti anche negli anni in cui vicepresidente e managing director della società era Mario Draghi. L’attuale governatore della Banca d’Italia.

 

Curiosità: colui che fu il vero finanziatore e proprietario del Titanic era J.P. Morgan,. J.P. Morgan era uno degli uomini più ricchi del mondo. talmente ricco, da salvare gli stati Uniti dall’inadempimento per la convertibilità del dollaro in oro nel 1895.

Alla vigilia del fatale viaggio del Titanic culminato con l’affondamento del il 14 aprile 1912, J.P. Morgan fece cancellare all’ultimo momento la propria partecipazione alla crociera inaugurale.

E NOI POVERI NORMALI CITTADINI DELL’OCCIDENTE QUELLA CANCELLAZIONE LA STIAMO ANCORA PAGANDO ADESSO!!!

 

fonti: Eleni Tsingou “The case of the Group of Thirty” (Univ. Of Amstredam 2003) / www.paolobarnard.info / me stesso

Nota 3:

Volendo analizzare la cosiddetta vittoria di Monti sulla Merkel a Bruxelles di questa estate, possiamo certamente confermare quanto gia’ scritto in piu’ di un’occasione che vera vittoria mai ci fu, poiché quel “summit” era stato scientemente preparato a tavolino da mo’, come si dice a Roma.

Infatti, quasi subito, gli osservatori piu’ attenti hanno sollevato proprio questo sospetto, ma i media hanno provveduto, sotto l’abile regia di “chi conta”, a psicodrammatizzare delle mere questioni di dettaglio per dare l’impressione di uno scontro fra titani, da cui monti sarebbe uscito vincitore.

Che pero’ tutto l’ambaradam fosse solo un bel falso mediatico, del quale l’attore protagonista è stato monti mario da varese, tornato in patria tra squilli si trombe, è ampiamente confermato da un documento sull’euro presentato al consiglio atlantico della nato il 4 giugno scorso, cioè ben un mese prima del vertice UE di Bruxelles.

(Per chi non ne fosse al corrente c’è da ricordare che tra le molteplici identità del nostro premier, oltre a quelle che di volta in volta assumeva quale novello fantomas in Bilderberg, Aspen, Goldman Sachs, Moody’s, Coca Cola etc…c’è anche quella di advisor del Consiglio Atlantico, carica ricoperta solo fino a pochi mesi fa, come ci segnala il suo curriculum sul sito dello stesso Consiglio Atlantico. http://www.acus.org/users/mario-monti )

Questo documento sull’argomento euro a cui ci si riferisce, è una relazione del banchiere Josef Ackermann, che appena dimessosi da Chief Executive Officer di Deutsche Bank (probabilmente a causa delle noie giudiziarie che ha in Germania), se n’è tornato tranquillamente nella natia Svizzera a dirigere un’altra multinazionale, il gruppo assicurativo Zurigo, uno dei maggiori del mondo. Ma comunque sia, Ackermann è tuttora in forza al Consiglio Atlantico, ergo ha ancora tutte le carte in regola per continuare nella sua opera, altamente tossica.

Nella sua relazione al consiglio atlantico infatti, Ackermann dice chiaro e tondo che “l’euro va salvato a ogni costo” (guarda caso le stesse parole usate da Merkel e Hollande in questi giorni), che la Germania dovrà farsene carico, perché l’impazienza degli Stati Uniti sta montando.

Ackermann inizia e conclude il suo rapporto dicendo semplicemente:

“Dobbiamo fare di tutto per mantenere la zona euro così com’è.”

Nella relazione non è che vi sia un grande respiro strategico, dato che Ackermann confessa che lo scopo è solo di “guadagnare tempo”.

(Se vi dovesse interessare approfondire un resoconto della relazione di ackermann, oltre che sul sito del consiglio atlantico, è reperibile anche sul sito market watch del “Wall Street Journal”.http://www.washingtonpost.com/opinions/euro-zone-on-the-brink/2012/06/04/gjqaiuovdv_story.html )

Quindi da ciò si evince che la questione ue non è una questione che riguarda gli Stati europei e riga, ma che il destino ed il futuro dell’Unione Europea sono decise in sede NATO.

Questa che può sembrare una rivelazione per qualcuno, a pensarci bene non è invece, purtroppo, niente di strano, considerato che le due organizzazioni sono del tutto speculari. Addirittura sul sito della NATO infatti viene sottolineato senza la minima esitazione o segretezza il ruolo “complementare e sinergico” delle due organizzazioni.

Ma l’aspetto inquietante riguarda il parallelo della composizione di UE e NATO che viene illustrata in un prospetto, da cui risulta evidente che l’allargamento a ventisette membri dell’Unione Europea è avvenuto esattamente in funzione dell’espansione della nato verso est. ( http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http%3a%2f%2fwww.nato.int%2fcps%2fen%2fnatolive%2ftopics_49217.htm&prev=%2fsearch%3fq%3dnato%2botan%2b%2beuropean%2bunion%26hl%3dit%26biw%3d960%26bih%3d545%26prmd%3dimvns&sa=x&ei=vzvut-pfnspi4qsdojikdg&sqi=2&ved=0cfwq7gewaq )

Ne consegue che anche l’allargamento della zona euro a dodici, comprendendovi Paesi finanziariamente troppo deboli per lo sforzo, sia stata fatta solo ed esclusivamente in funzione di interessi NATO (http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http%3a%2f%2fwww.nato.int%2fcps%2fen%2fnatolive%2ftopics_49217.htm&prev=%2fsearch%3fq%3dnato%2botan%2b%2beuropean%2bunion%26hl%3dit%26biw%3d960%26bih%3d545%26prmd%3dimvns&sa=x&ei=vzvut-pfnspi4qsdojikdg&sqi=2&ved=0cfwq7gewaq )

Di recente uno dei rappresentanti della premiata ditta “appoggi al governo” (incostituzionalmente insediatosi) Pierluigi Bersani, ha ritenuto di liquidare le velleità di uscita dalla zona euro, prospettando un quadro (peraltro opinabile), delle catastrofiche conseguenze finanziarie di una tale scelta, che vedrebbero un’Italia costretta a pagare i debiti in euro, dovendo invece contare su crediti in lire (a questo proposito io però mi rifarei un ripassino di quello che invece ha detto Alberto Bagnai (http://youtu.be/gehzmldt-fe ). Nel fare questa quantomeno azzardata affermazione, Bersani ha però implicitamente ammesso che l’euro non tiene uniti gli europei con la prospettiva di un luminoso futuro, ma li tiene incatenati con la minaccia palese di un’iper-inflazione per chi ne volesse uscire. dunque l’euro è stato nient’altro che un bel trappolone per paesi che si illudevano così di poter partecipare al business monetario di una nuova moneta di pagamento internazionale che facesse concorrenza al dollaro.

Ci fu però un primo segnale abbastanza chiaro già immediatamente successivo alla nascita dell’euro, infatti il primo Paese che aveva deciso di farsi pagare il petrolio in euro, cioè l’Iraq di Saddam Hussein, è stato immediatamente invaso dagli stati uniti nel 2003.

Da ciò si evince che l’Unione Europea non è nata per essere autonoma dagli USA e per far loro concorrenza, no,no,no! Ma le è stato consentito di formarsi perché solo se avesse accettato di rimanere nel quadro dei vincoli imperialistici tracciati dagli stessi usa dopo la II guerra mondiale. Per chi fosse di scarsa memoria storica ricordo che il progetto dell’Unione Europea era già previsto nel trattato nord-atlantico del 1949, all’articolo 2, in cui si promuoveva la collaborazione e l’integrazione economica tra i paesi membri della NATO.

Il testo integrale del trattato si trova sul sito del ministero della difesa, e può costituire una lettura istruttiva per chi voglia spiegarsi le stranezze e i misteri di sessanta anni di storia italiana (compreso il fatto che il nostro governo tagli sempre sulla scuola e la sanità pur di comprare dal pentagono i caccia f-35 e i droni, con le annesse armi e munizioni.

(http://www.difesa.it/smd/casd/istituti_militari/issmi/corsi/corso_consigliere_giuridico/documents/26122_trattato_nato.pdf
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-05-29/washington-vendera-armi-droni-122009.shtml?uuid=abvpabkf )

Quindi se tanto ci da tanto i vari de Gasperi, Adenauer e Schuman non hanno avuto all’epoca nessuna geniale intuizione nell’avviare la costruzione europea, ma si sono solo supinamente limitati ad eseguire gli ordini della NATO. Del resto nel 1949 chi avrebbe potuto avere il coraggio di dire no agli USA?) Se poi ci pensate bene, vi pare possibile che sia una coincidenza che la NATO e l’Unione Europea abbiano la loro sede principale a Bruxelles? Non sarà perché così si sveltisce la trasmissione degli ordini ( spesso da “leggi e ingoia il messaggio”) da un’istituzione all’altra.

Risultato finale: non si può uscire dall’euro senza uscire dalla nato.

La NATO infatti non nasce come un’ “alleanza” nel vero senso della parola, ma come una sorta di super-stato imperialistico militare, con un ruolo egemone, quello degli usa. ci sono poi i paesi gregari e le colonie, interne ed esterne. e, all’interno di ogni singolo stato, ci sono zone colonizzate con strati sociali individuati come “colonizzabili”, cioè sfruttabili, masticabili, tassabili a sangue, fate voi! Persino il concetto di atlantico è ormai storia vecchia per la NATO, che si sta tentando di espandere a livello planetario.

A questo proposito è bene sapere che a maggio scorso, a Chicago, si è tenuto un vertice della NATO il cui ordine del giorno era “come riuscire a trasformare la stessa NATO in una rete globale”, inglobando cioè il maggior numero di Stati possibile con vari accordi di cooperazione.

A questo proposito basta leggere la traduzione dell’ articolo di Anne-marie Slaughter, ex direttore della pianificazione politica al dipartimento di stato USA:

“I 28 membri della NATO si sono riuniti a Chicago per il loro vertice annuale. Sessantadue anni dopo la firma del trattato nord atlantico, che vincola gli Stati Uniti, il Canada e dieci Paesi europei a considerare un attacco contro uno dei membri come un attacco a tutti, la NATO si sta trasformando in un’organizzazione per la sicurezza globale del 21˚ secolo. Il risultato sarà un mondo più sicuro.

Nel 1949 il mondo si stava velocemente dividendo in due principali blocchi politico-militari, est e ovest, accanto a un grande «movimento dei non allineati». la NATO si contrappose al patto di Varsavia, creato dall’Unione Sovietica e dai suoi alleati nel 1955. All’interno di entrambi i blocchi, potenze minori si raggrupparono attorno alle superpotenze. non c’era alcuna flessibilità all’interno dell’uno o dell’altro blocco che permettesse il formarsi di alleanze tra piccoli gruppi di membri.

Oggi, la NATO sta diventando, come dice il suo Segretario Generale, Anders Fogh Rasmussen, «il nucleo di una rete di patti per la sicurezza e un centro di consultazione su questioni di sicurezza globale». E «un’istituzione collegata globalmente», con oltre 40 Paesi soci individuali e crescenti legami con altre organizzazioni internazionali.

Infatti, i paesi coinvolti includono tutte le nazioni europee che non fanno parte della NATO, come Austria, Svizzera, Finlandia e Svezia, e aspiranti e possibili membri della NATO come Bosnia, Serbia, Macedonia, Ucraina, Bielorussia e anche la Russia. Praticamente tutti i Paesi dell’Asia centrale – dal Turkmenistan al Kazakhstan, così come Armenia, Azerbaigian, Afghanistan e Pakistan – sono partner, così come il Maghreb intero, dal Marocco all’Egitto, così come Israele, Giordania, Iraq, Bahrain, Qatar, Kuwait e gli Emirati Arabi Uniti. Infine, i partner del pacifico includono Giappone, Corea del sud, Australia, Nuova Zelanda e Mongolia.

Dal punto di vista organizzativo, la NATO si descrive come un Ente che «ha sviluppato stretti rapporti di lavoro» con le nazioni unite, l’unione europea e l’organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa. collabora anche regolarmente con l’Unione Africana, il Comitato Internazionale della Croce Rossa, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, la Banca Mondiale, l’Organizzazione Internazionale dell’Aviazione Civile, e l’Organizzazione per il Bando delle Armi Chimiche.

Se si tracciano i percorsi che dalla NATO s’irradiano verso l’esterno a tutti questi diversi Paesi e organizzazioni, il risultato è una rete di sicurezza con più punti focali e raggruppamenti – molto simile a una mappa di internet o ai pianeti e alle galassie. Questo mondo non è più unipolare, bipolare, o anche multipolare, perché gli attori che contano non sono singoli Stati, ma gruppi di Stati più o meno interconnessi. È una rete di sicurezza multifocale, in cui i vari fulcri sono le organizzazioni regionali di diverse dimensioni e capacità.

Questo mutamento strutturale ha un enorme significato pratico. Per cominciare vuol dire che non solo i mezzi militari della nato, ma anche il suo capitale umano e le nozioni pratiche nella lotta contro diversi tipi di minacce sono disponibili globalmente. La NATO ha creato un centro di gestione globale delle crisi e delle operazioni che riunisce le competenze civili e militari sull’individuazione delle crisi, la pianificazione, le operazioni, la ricostruzione, e la capacità di stabilizzazione secondo modalità esplicitamente progettate per collegare il quartier generale della NATO in Europa, al «mondo della rete».

In secondo luogo l’identità propria della nato sta diventando quella di un’alleanza che esiste tanto per dare supporto – offrire assistenza e collaborazione – come per contrattaccare. La NATO non è più solo un martello, è un intero kit di opzioni di sicurezza. Queste opzioni includono lo sviluppo di contromisure condivise per affrontare le minacce comuni alla sicurezza quali il terrorismo e la proliferazione delle armi nucleari, chimiche o biologiche, come pure le minacce fortemente decentrate, come la pirateria. Di conseguenza, quando si profila una crisi, come la guerra a Timor est nel 1999 o lo stallo politico dello scorso anno in Costa d’Avorio, la NATO può dare appoggio a qualsiasi Paese o gruppo di Paesi che scelga di assumere un ruolo guida nell’adempimento di un mandato delle Nazioni Unite.

Gli stessi membri della NATO hanno anche molta più flessibilità nell’attingere alle risorse collettive della NATO. Anche gli scettici sull’espansione della NATO e su operazioni come l’intervento in Libia ora riconoscono che le operazioni congiunte da parte dei Paesi membri, che operano sotto mandato delle Nazioni Unite e in collaborazione con i partner regionali, sono il modello più probabile per il futuro. Come ha di recente osservato il generale Brent Scowcroft, Consigliere per la Sicurezza Nazionale del Presidente George H. W. Bush, la carta delle Nazioni Unite in origine prevedeva una forza militare permanente per far rispettare le risoluzioni del consiglio di sicurezza una visione che il modello di partnerariato della NATO potrebbe infine realizzare.

Il potere in una rete scaturisce dalla connessione, o da quello che i teorici della rete chiamano «centralità». Il membro più potente di una rete è il nodo con il maggior numero di collegamenti, il che significa che un nodo può aumentare il suo potere non solo aggiungendo direttamente connessioni, ma anche aumentando la connessione dei nodi vicini.

In altre parole, gli Stati Uniti possono aumentare il loro potere sia collegandosi ad altri membri della NATO (e quindi garantendo che la NATO sia collegata al maggior numero possibile di Paesi e Organizzazioni) sia incrementando l’interazione di questi altri paesi e organizzazioni. se la NATO si collega all’Unione Africana, per esempio, e aumenta l’interconnettività dell’UA, allora sia la NATO sia l’Unione Africana diventano sempre più centrali nella rete e quindi più potenti in termini di capacità di esercitare influenza e mobilitare risorse.

La logica della centralità come fonte di potere crea un circolo virtuoso in cui i membri di una rete traggono vantaggio dall’includervi un numero maggiore di partecipanti e creando con essi una più stretta condivisione. questa è esattamente la logica che sta dietro la trasformazione della NATO.

A Chicago il tema in cima all’ordine del giorno è come portare le forze NATO fuori dall’Afghanistan. ma il soggetto a più lungo termine sarà come includere il maggior numero possibile di paesi nella rete globale di sicurezza della nato.

Anne-Marie Slaughter, ex direttore della pianificazione politica al dipartimento di stato usa (2009-2011), è professore di politica e affari internazionali alla princeton university copyright: project syndicate, 2012http://www.project-syndicate.org/
traduzione di Carla Reschia

E mo’?

Sulla testa dell’euro e di noi “furbi” che vi abbiamo aderito non pesano solo la grande finanza speculativa e le grandi banche d’affari, che gia’ da sole schianterebbero qualunque concetto di democrazia, ma addirittura una vera e propria organizzazione oligarchica imperialista e inglobante che sta mettendo in atto un piano ben congegnato per fare di noi, e dell’ Europa quantomeno, un solo succulento boccone…

buon appetito!

Fonte: www.comidad.org / me stesso

Stefano Davidson